Il COMPOST di QUALITA':

Si presenta come un terriccio di colore bruno, inodore o dall’odore di sottobosco ed è caratterizzato da un contenuto di umidità mediamente pari o inferiore al 40%. La struttura fisica è omogenea, la pezzatura è variabile e dipende dal tipo di raffinazione;
Fornisce le migliori garanzie di carattere igienico-sanitario: le elevate temperature che si raggiungono nel corso del processo di compostaggio assicurano quella che alcuni definiscono una sorta di “pastorizzazione” del prodotto e l’inattivazione dei semi infestanti eventualmente presenti;
E' un prodotto ammendante, in quanto ricco di sostanze organiche

in parte umidificata e, quindi, di particolare utilità per migliorare la fertilità dei terreni; in funzione del materiale di partenza può comunque apportare anche una non trascurabile quantità di macroelementi (azoto, fosforo, potassio). Dato il contenuto di sostanza organica stabilizzata, il compost comporta un rilascio graduale dei nutrienti (per esempio, l’azoto è presente in maggior parte nella forma organica);
In modo analogo al letame, può essere lasciato in cumulo, anche allo scoperto (in caso di pioggia moderata si inumidisce solo lo strato superficiale, 15-30 cm);
Dato l’elevato contenuto di sostanza secca e la struttura fisica che presenta, è facilmente manipolabile e convenientemente trasportabile a distanza.
 

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IL PROCESSO DI PRODUZIONE

Fondato sul ricircolo naturale delle risorse, il compostaggio è forse uno dei metodi di riciclaggio più antichi che siano stati messi in pratica dall’uomo. Il nome compost deriva infatti dal latino “compisitum”, che significa “miscelato, composto”. La sostanza organica del terreno deriva dai residui delle piante e degli animali, che subiscono cicli di demolizione (mineralizzazione) e riorganicazione ad opera dei microrganismi (batteri, funghi, attinomiceti) e della micro e meso-fauna, con formazione finale di composto organici ad elevata stabilità, che vanno a costituire la componente più preziosa della sostanza organica pedologica, vale a dire l’humus. In natura questi processi di manutenzione della sostanza organica avvengono spontaneamente e garantiscono il riciclo degli elementi nutritivi negli ecosistemi. Ne è un esempio la formazione dell’humus a partire dalla lettiera forestale in un ambiente boschivo.

Rispetto a questi fenomeni naturali, il processo di compostaggio si differenzia per la maggior velocità di svolgimento ed una notevole produzione di calore, in quanto, essendo controllato, si sviluppa in condizioni tali da ottimizzare l’azione demolitiva e riorganizzatrice dei microrganismi.
Il letame tradizionale, alla produzione del quale si dedicavano cure particolari, era un ottimo esempio di compostaggio aziendale, sul quale si basava la gestione della fertilità agronomica dei terreni arativi.
Oggi, con il trattamento di compostaggio si intende riprodurre, in modo controllato, un processo che in natura avviene spontaneamente.
Se si vuole comunque dare una definizione più completa e precisa di “compostaggio” si può dire che è un processo controllato di degradazione e stabilizzazione della sostanza organica operato da microrganismi diversi (batteri e funghi) in presenza di aria (ossigeno).
Il processo evolve essenzialmente attraverso due fasi: la fase termofila o fase attiva e la fase di maturazione o umificazione.
Durante la fase termofila o fase attiva, una flora batterica specifica attacca e demolisce le molecole organiche più facilmente degradabili (zuccheri, acidi, organici, aminoacidi, ecc.); questo comporta un notevole consumo di ossigeno da un lato e dall’altro la liberazione di anidride carbonica e di energia sotto forma di calore. In questo modo la temperatura della massa in compostaggio sale sino a valori di 50-65°C, che persistono per tempi prolungati; ciò assicura la devitalizzazione degli agenti e dei semi delle erbe infestanti eventualmente presenti.
La durata di tale fase è correlata alla tipologia dei residui trattati e alla tecnologia produttiva adottata (si va da un minimo di 1 mese sino a 2-3 mesi).
Successivamente, nella fase di maturazione o umificazione, la degradazione procede con tempi più lunghi a carico delle molecole organiche più complesse e resistenti (cellulosa, lignina, ecc.) affiancata da processi di riorganizzazione e risintesi, che portano alla formazione di composti umidificati più o meno complessi e stabili. Il periodo di maturazione varia in funzione del tipo do prodotto desiderato;
buoni risultati si ottengono già in due mesi circa.

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CON QUALI RESIDUI ORGANICI SI OTTIENE IL NOSTRO COMPOST

Un compost di “buona qualità” si ottiene a partire da residui di “buona qualità”, quali:
-
Scarti vegetali che si generano dalle operazioni di manutenzione del verde ornamentale, quali potature, frasche, foglie, sfalci, dei tappeti erbosi; (COD.CER. 200201);
- Scarti di produzione primaria che si generano attraverso le normali pratiche agronomiche: residui delle colture agricole erbacee (paglia, stocchi di mais) ed arboree (COD. CER. 020103)
- Rifiuto da attività forestali e lavorazioni del legno (scarti di corteccia, segatura, legno deteriorato, frammenti di legno, impiallacciatura ecc.) (COD. CER. 030101; 030105; 030301)
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Scarti di legno non impregnato (imballaggi in legno, cassette, pallets, ecc.) (COD. CER. 150103, 030199)

- Ceneri di combustione di sanse esauste e di scarichi vegetali con le caratteristiche di cui al punto 18.1 (COD. CER.: 10 01 01 – 10 01 02 – 10 01 03)
-
Scarti agroindustriali che provengono da: rifiuti della preparazione e del trattamento di frutta, vegetali, cereali, oli alimentari, cacao, caffè, tabacco, produzione conserve alimentari, lavorazione del tabacco: scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione; rifiuti dell'industria lattiero-casearia: scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione; rifiuti della produzione di bevande alcoliche ed analcoliche: rifiuti da operazioni di lavaggio pulizia e macinazione delle materie prime,  rifiuti della distillazione e scarti inutilizzabili per il consumo e la trasformazione (COD. CER.: 020304; 020501; 020701; 020702; 020704)
- Rifiuti tessili di origine vegetale e di origine animale: rifiuti da preparazione, filatura e tessitura di fibre tessili vegetali e animali (cascami e scarti di cotone e di lana, di lino, di seta, di juta, di canapa etc.);  (COD. CER.: 040221)
COME PUO’ ESSERE CLASSIFICATO IL COMPOST:
In funzione della durata del processo di compostaggio, si possono individuare essenzialmente due tipologie di compost.
- Compost pronto (circa 3 mesi): è il prodotto stabile del compostaggio. Si presenta come un terriccio di colore bruno, sufficientemente asciutto (umidità: 30-40%), che può essere usato con qualche precauzione anche a diretto contatto con le radici. Il suo impiego ottimale è comunque in pre-impianto della coltura, rispetto un certo anticipo rispetto alla semina o al trapianto.
- Compost maturo (almeno 4-5 mesi): ottenuto prolungando la fase di maturazione.
 

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CANTINI GIAN PIETRO E MAURO s.s
Compostaggio

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